Rischio caos e paralisi della giustizia penale a causa della prossima entrata in vigore del gip collegiale, introdotto dalla legge Nordio. A lanciare l’allarme è Ezia Maccora, presidente dei gip al tribunale di Milano, con un articolo pubblicato su Questione Giustizia, la rivista di Magistratura democratica di cui è la vicedirettrice. Oltre ad abrogare l’abuso d’ufficio la legge Nordio approvata nel 2024 ha affidato al giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale la competenza esclusiva per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o misure detentive provvisorie, sinora assegnata a un solo magistrato. L’entrata in vigore solo di questa norma è stata differita al 25 agosto prossimo per adeguare gli organici dei magistrati, organici che non solo non sono stati migliorati ma sono “ulteriormente peggiorati”, spiega Maccora, che descrive un quadro normativo complicato con “molteplici contraddizioni di sistema e di valori anche tra le diverse disposizioni di legge da ultimo approvate”.
Particolarmente “problematica” sarà la gestione dei tempi di emissione delle misure cautelari affidate al gip collegiale soprattutto dei reati del codice rosso “che rischiano inevitabilmente di allungarsi. La tempestività dell’intervento cautelare – avverte la presidente dei gip di Milano – è cruciale. Un intervento tardivo in presenza di forti situazioni di rischio, come spesso accade nei reati da codice rosso, rischia di rendere l’intervento cautelare del tutto vano e di non arrestare il possibile compimento di illeciti ancora più gravi, come nei casi dei femminicidi preceduti da altri reati spia. Così come si moltiplicheranno le incompatibilità processuali oggi previste tra gip e gup, che rallenteranno seriamente i tempi del processo”.
“Negli ultimi anni il Legislatore ha ampliato notevolmente le competenze affidate alle sezioni gip-gup e se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l’impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese. Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale dall’altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti”. Per questo “è indispensabile che il ministro della Giustizia fornisca agli uffici giudiziari le risorse necessarie a garantire un funzionamento efficace e tempestivo”. “Sarebbe un segnale importante, un banco di prova della reale volontà di dialogo tra magistratura e politica in questi giorni annunciata da più esponenti istituzionali, riconoscere l’impraticabilità della riforma che istituisce il gip collegiale, che se entrerà in vigore il 25.8.2026, a risorse invariate, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale. Diversamente – conclude- registreremo una ulteriore grave disattenzione nell’ambito di quella stessa legge 114/2024 che ha abrogato il reato di abuso d’ufficio, nonostante da più parti venisse segnalata la necessità di mantenerlo, e che ha visto l’approvazione il 25 marzo 2026, da parte del Parlamento europeo, dell’articolo 7 della direttiva anticorruzione a cui ora gli Stati membri, e quindi anche l’Italia, dovranno adeguare le loro normative interne”.
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