C’è una trasformazione silenziosa che accompagna la transizione energetica e che spesso resta sullo sfondo del dibattito pubblico: quella che riguarda il rapporto tra produzione di energia e natura. Non si tratta più soltanto di ridurre le emissioni o sostituire le fonti fossili, ma di ripensare il modo in cui infrastrutture, territori ed ecosistemi possono convivere – e, in alcuni casi, rafforzarsi a vicenda.
La transizione energetica infatti coinvolge sempre più la tutela degli ecosistemi e la gestione sostenibile dei territori. Ed è in questo quadro che si inseriscono una serie di progetti sviluppati in Italia da Enel, che puntano a integrare innovazione tecnologica e salvaguardia della biodiversità. Dai laboratori a cielo aperto dell’agrivoltaico fino alle ricerche sui ghiacciai alpini, l’obiettivo è coniugare produzione energetica e protezione ambientale, sperimentando modelli replicabili anche su larga scala.
Tra le iniziative più avanzate c’è il programma INN AgriVoltaico, che esplora l’integrazione tra energia solare, attività agricole e tutela degli ecosistemi. Gli “Agrivoltaic Open Labs”, avviati nel 2023, sono cinque laboratori a cielo aperto in cui vengono testate tecnologie fotovoltaiche innovative, sensori di monitoraggio e modelli di coesistenza con colture ad alto valore. In Italia sono già state implementate soluzioni come pannelli fotovoltaici verticali e strutture sopraelevate, che consentono l’utilizzo del suolo anche per attività agricole e zootecniche. Ma il progetto è attivo anche in Spagna, dove la presenza di impollinatori e la coltivazione di piante aromatiche stanno dimostrando la compatibilità tra impianti energetici, agricoltura e apicoltura. L’iniziativa coinvolge università, centri di ricerca e comunità locali.

Accanto all’agrivoltaico, un altro fronte riguarda lo studio degli effetti del cambiamento climatico in ambiente alpino. In collaborazione con Università della Montagna UNIMONT, è stato avviato un progetto di ricerca sulle aree proglaciali dell’Adamello, tra gli ecosistemi più sensibili d’Europa. La ricerca si concentra in particolare sulla Conca del Venerocolo, dove il ritiro dei ghiacciai sta modificando suoli, vegetazione e stabilità dei versanti. L’obiettivo è comprendere anche le possibili implicazioni sulle infrastrutture idroelettriche presenti nell’area. Il progetto coinvolge ricercatori, dottorandi e docenti, affiancati da Enel per supporto logistico e tecnico per operare in contesti di alta quota, oltre che per il sostegno finanziario, e prevede attività formative e una Summer School prevista per il 2026 dedicata ai temi dell’ambiente alpino e della sostenibilità. Un progetto che integra ricerca, formazione e gestione del territorio, contribuendo a migliorare la comprensione dei processi ambientali legati al cambiamento climatico.
Un altro esempio è rappresentato dall’area mineraria di Santa Barbara, in Toscana, oggi al centro di un intervento di riqualificazione ambientale. Su una superficie di circa milleseicento ettari, Enel ha avviato un articolato piano di recupero che ha coinvolto ogni componente dell’ecosistema: dalla morfologia del terreno alla gestione delle acque, fino al ripristino e miglioramento funzionale degli habitat naturali. Sono stati piantati centottanta ettari di specie autoctone, mentre la creazione di corridoi ecologici ha consentito il ritorno della fauna selvatica e la connessione tra habitat. L’intervento ha trasformato un’ex area industriale in un ambiente capace di sostenere biodiversità e servizi ecosistemici nel lungo periodo.

La tutela degli ecosistemi acquatici rappresenta un altro pilastro dell’impegno per la sostenibilità del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo. Con il progetto Idrolife, attivo nel bacino del fiume Ticino, Enel interviene per salvaguardare specie a rischio come la savetta e il gambero di fiume. Attraverso incubatori per la riproduzione assistita e il rilascio nei corsi d’acqua, il progetto contribuisce a rafforzare le popolazioni locali e a ristabilire l’equilibrio degli habitat fluviali. All’impianto di Creva, invece, l’attenzione è rivolta all’anguilla europea, specie migratoria minacciata. L’installazione di dissuasori luminosi consente di guidare i pesci lontano dalle turbine, riducendo l’impatto delle infrastrutture e garantendo la continuità dei cicli naturali.
Interventi analoghi riguardano anche l’avifauna. In provincia di Viterbo, il progetto LIFE Lanner ha permesso di mettere in sicurezza le linee elettriche che proteggono specie come il falco lanario, mentre iniziative dedicate alla cicogna bianca prevedono piattaforme di nidificazione e monitoraggi continui. In Sicilia, nei pressi della Riserva naturale delle Saline di Priolo, è stata realizzata una zona umida artificiale per migliorare gli habitat di specie come il Cavaliere d’Italia.
Accanto ai grandi progetti ambientali, si sviluppano anche iniziative a scala locale. Presso la centrale Torrenord di Civitavecchia è stato realizzato un apiario che favorisce l’impollinazione e offre percorsi di formazione per persone in difficoltà. A Roma, nella sede di viale Tor di Quinto, il “Bee Garden” ospita fino a centottantamila api mellifere, contribuendo alla biodiversità urbana e alla sensibilizzazione ambientale.

Nel complesso, queste esperienze mostrano come la tutela della biodiversità stia diventando un elemento sempre più integrato nelle strategie industriali e nella gestione degli impianti energetici. Un approccio che affianca agli obiettivi climatici una dimensione più ampia, legata alla rigenerazione degli ecosistemi e alla valorizzazione del capitale naturale.
Fonte:
www.linkiesta.it



