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Il cicloturismo è una possibile alternativa all’affollamento delle mete italiane

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Una lunga fila di turisti è accalcata davanti all’ingresso di un negozio di panini, conosciutissimo sui social media in tutto il mondo, sotto il sole, o riparati alla meno peggio dalla pioggia. Lo scenario si ripete identico giorno dopo giorno. A pochi metri di distanza, un negozio di souvenir economici segue l’altro, con una gamma infinita di gadget, dai grembiuli con la Gioconda in posa da selfie, ai modellini del Colosseo, mentre il suono costante delle rotelle delle valigie echeggia nelle vecchie vie lastricate. Questa è l’immagine che accoglie chi mette piede nel centro di Firenze nel 2026. Una città trasformata in vetrina, popolata da orde di turisti italiani e stranieri, rimpiazzati ogni ventiquattro ore, alla ricerca della prossima meta da spuntare sulla lista: Venezia, Roma, le Cinque Terre.

Negli ultimi anni, il settanta per cento dei turisti si è concentrato sull’un per cento del territorio italiano, portando sulle prime pagine dei giornali il tema dell’overtourism, il turismo senza freni. Le conseguenze del fenomeno sono infinite: la perdita di locali storici dedicati ai residenti, l’aumento degli affitti e dei costi, impatti ambientali legati alle modalità di viaggio e ai rifiuti, e l’allontanamento progressivo dei residenti dal centro delle città. Secondo un sondaggio Ipsos del 2025, l’overtourism rappresenta un problema per il cinquantasei per cento degli italiani. Lo stesso studio rivela che, per diminuire l’impatto del fenomeno, il ventinove per cento dei connazionali auspica un potenziamento dei servizi di mobilità alternativa, mentre il venticinque per cento chiede una maggiore promozione di forme di turismo sostenibile.

In un Paese che dal 2014 non cresce demograficamente e dove le aree interne e di provincia si svuotano progressivamente a causa della perdita di servizi, in un ciclo apparentemente senza fine; un turismo più sostenibile, capace di sostenere queste zone e allo stesso tempo alleviare la pressione sulle grandi città, stimolando la crescita economica, sociale e culturale, deve essere un’alternativa necessaria. E in questa situazione emergenziale, il cicloturismo si pone come espressione meno corrosiva e più lenta rispetto al suo equivalente mordi-e-fuggi.

Il cicloturismo, ovvero il turismo praticato in bicicletta, sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti in Italia. Nel 2023 sono state registrate cinquantasei milioni di presenze cicloturistiche, per un impatto economico complessivo che supera i 5,5 miliardi di euro. I cicloturisti spendono in media novantacinque euro al giorno per l’acquisto di beni e servizi, cifra che sale a 104,5 euro per gli stranieri, fermandosi nei territori e attraversandoli con uno sguardo radicalmente diverso rispetto al turista urbano, (la cui spesa giornaliera si ferma a 59,6 euro).

Chi pratica cicloturismo lo fa per motivi diversi: ci sono italiani interessati a scoprire i territori in giornata o nel weekend, oppure chi decide di attraversare un’intera regione, o addirittura quasi tutta la nazione, come fanno soprattutto gli stranieri. Pedalare diventa una forma di turismo esperienziale, capace di generare un approccio completamente diverso al territorio. Chi viaggia in sella non si limita a timbrare il biglietto d’ingresso a Venezia ma ci arriva attraversando i territori, passando per aree interne e provinciali, incontrando persone e paesaggi.

Le ciclovie turistiche, inoltre, ripercorrono spesso tracciati dal valore storico e culturale: ferrovie dismesse, argini di fiumi o antiche strade consolari, e la loro valorizzazione restituisce alla fruizione pubblica patrimoni dimenticati.

In questo scenario si inserisce l’ultimo progetto targato Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab), Pedala i Territori, iniziativa nazionale per la promozione del cicloturismo che ha già raccolto l’adesione di circa venticinque comuni in tutta Italia. Il progetto si distingue per i suoi obiettivi: attrarre turisti stranieri e italiani, e stimolare il commercio locale.

Il fulcro dell’iniziativa è rappresentato da un sistema sviluppato da Pin Bike, che introduce meccanismi di gamification per incentivare l’uso della bicicletta nei comuni aderenti. Attraverso un’app di tracciamento, il sistema registra i chilometri pedalati da ciascun utente; il raggiungimento di obiettivi giornalieri impostati dall’applicazione porta all’accumulo di punti che permettono di ottenere premi economici da spendere presso le attività commerciali locali convenzionate, creando un circolo positivo capace di sostenere l’economia di prossimità. Un ulteriore incentivo alla scoperta del patrimonio locale viene dalla possibilità di accumulare punti extra visitando luoghi di interesse storico, culturale e paesaggistico identificati e segnalati dai comuni stessi.

Pin Bike è un sistema brevettato e antifrode per la certificazione, il monitoraggio e la gamification degli spostamenti urbani in bicicletta, progettato per incentivare economicamente la mobilità sostenibile. Le sue applicazioni spaziano dal turismo, come nel caso del progetto Pedala i Territori, alla mobilità quotidiana dei residenti nei comuni aderenti, al Bike to Work e Bike to School per dipendenti e studenti.

Ad oggi, la piattaforma conta oltre ventisettemila utenti attivi e ha registrato più di 11 milioni di chilometri percorsi, contribuendo a una riduzione stimata di 1,5 miliardi di grammi di CO₂. Questi risultati suggeriscono un grande potenziale nel promuovere il cicloturismo, alleggerire la pressione sui grandi centri urbani e accelerare la transizione verso modelli di mobilità più sostenibili.

L’iniziativa Pedala i Territori, gratuita per utenti ed esercenti, punta a crescere e a espandersi in tutta Italia ed è aperta a enti locali che possono aderire in qualità di Comuni, regioni o parchi nazionali. Per aderire o ricevere più informazioni, basta mandare una mail a: [email protected].

In un momento in cui il turismo sembra ridursi a una lista di numeri record e impatti difficili da gestire, iniziative come Pedala i territori rappresentano un’alternativa concreta, presentandosi come modelli diversi, radicati e gestiti dai territori stessi. Ripensare il modo in cui viaggiamo, privilegiando una relazione di scambio con il territorio attraversato, lasciando spazio alla lentezza, è un’opportunità per allontanarsi dai modelli intensivi, supportando lo sviluppo locale.


Fonte:

www.linkiesta.it

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