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L’Unione europea ha sbloccato il prestito da novanta miliardi per l’Ucraina

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L’Unione europea ha finalmente sbloccato il prestito da novanta miliardi di euro destinato all’Ucraina dopo settimane di stallo politico, legato soprattutto al veto dell’Ungheria. La decisione è arrivata dopo la ripresa del flusso di petrolio russo verso Budapest e Bratislava attraverso l’oleodotto Druzhba, uno dei nodi energetici più sensibili del continente.

Gli ambasciatori dei Paesi membri, scrive il Guardian, hanno raggiunto ieri un accordo per avviare le procedure finali di approvazione del prestito e di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il via libera formale è atteso entro pochi giorni. Il finanziamento, deciso già a dicembre, era rimasto bloccato a marzo per l’opposizione del governo ungherese guidato da Viktor Orbán, sostenuto dalla Slovacchia, a causa di una disputa con Kyjiv proprio sull’interruzione delle forniture di petrolio.

La situazione si è sbloccata quando il flusso attraverso Druzhba è ripreso. L’operatore ucraino ha confermato che il greggio proveniente dalla Bielorussia è tornato a scorrere e dovrebbe raggiungere Ungheria e Slovacchia rapidamente. Un passaggio che ha permesso di superare lo stallo politico.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’accordo «il segnale giusto nelle circostanze attuali», sottolineando che «sia il sostegno all’Ucraina sia la pressione sulla Russia sono necessari» per porre fine alla guerra.

Il prestito europeo coprirà circa due terzi del fabbisogno finanziario ucraino per il 2026 e il 2027. Come spiega Reuters, l’Unione raccoglierà i fondi sui mercati finanziari garantiti dal bilancio europeo e li erogherà sotto forma di prestiti a tasso zero: quarantacinque miliardi nel 2026 e altri quarantacinque nel 2027. Di questi, ventotto miliardi all’anno saranno destinati alla difesa e diciassette miliardi al bilancio statale.

Un elemento centrale del meccanismo è che Kyjiv non dovrebbe restituire direttamente il capitale. Il rimborso è legato alle future riparazioni di guerra che la Russia sarà chiamata a pagare, utilizzando anche i circa duecentodieci miliardi di euro di asset della banca centrale russa congelati nell’Unione europea.

Il compromesso è stato possibile anche grazie a concessioni politiche: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non parteciperanno direttamente al finanziamento, pur non ostacolandolo. Un equilibrio che riflette le divisioni interne all’Unione, soprattutto tra i Paesi più esposti alle forniture energetiche russe.

Lo sblocco del prestito arriva in un momento delicato per Kyjiv. Senza nuovi fondi, avvertono diversi economisti citati dal Guardian, l’Ucraina potrebbe trovarsi a corto di liquidità già entro l’estate. Per questo Bruxelles punta a erogare la prima tranche tra fine maggio e inizio giugno.

Accanto al finanziamento, l’Unione europea prepara anche un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, che include restrizioni su energia, trasporti marittimi e sistema finanziario. Un segnale che il sostegno economico e la pressione sulla Russia restano, per ora, le due leve principali della strategia europea.


Fonte:

www.linkiesta.it

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