Un nuovo filone di ricerca sul trattamento delle cicatrici e delle complicanze post chirurgia plastica punta a sviluppare protocolli clinici per migliorare la gestione degli esiti indesiderati degli interventi attraverso la metodologia Biodermogenesi. Si tratta di una metodologia che agisce favorendo direttamente la rigenerazione cutanea erogando tre tipi di stimolazioni (vacuum, campi elettromagnetici ed una leggerissima stimolazione elettrica), riuscendo a riattivare il circolo cutaneo, con conseguente ossigenazione del tessuto. E’ il progetto guidato da Francesco D’Andrea, direttore del Dipartimento di Chirurgia plastica ed estetica del Policlinico Federico II di Napoli e past president della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Secondo i dati 2024 della International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), in Italia gli interventi di chirurgia estetica più diffusi restano l’aumento del seno e la liposuzione, procedure che, pur essendo generalmente sicure, possono presentare effetti collaterali o esiti non desiderati. La ricerca avviata alla Federico II mira a verificare e standardizzare i risultati di questa metodologia rigenerativa attraverso studi clinici. “La Biodermogenesi rappresenta una tecnologia innovativa per la chirurgia plastica sia ricostruttiva che estetica, non limitandosi a stimolare la riparazione dei tessuti, ma favorendo un reale processo di rigenerazione cellulare – spiega D’Andrea-. Questo la rende particolarmente interessante nel trattamento delle complicanze post-chirurgiche. In particolare concentreremo la nostra ricerca per standardizzarne l’uso quale valido supporto terapeutico nella gestione di fibrosi, sieromi e contratture capsulari nelle mastoplastiche estetiche e ricostruttive con protesi”. Le esperienze maturate sino ad oggi hanno portato più volte a trattare “sia retrazioni di capsule mammarie che effetti collaterali da liposuzione- spiega Maurizio Busoni, docente presso il Master di Medicina estetica dell’Università di Barcellona -, ottenendo sempre miglioramenti evidenti. Abbiamo quindi deciso di analizzare gli esiti con delle ecografie che hanno dimostrato in maniera evidente come le fibrosi siano progressivamente regredite ed i sieromi riassorbiti. Questa documentazione ci ha permesso di sviluppare dei protocolli che costituiranno la base delle ricerche cliniche multicentriche”. Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di ricerca già avviato negli anni scorsi sul trattamento delle cicatrici complesse, incluse quelle da ustione e da guerra, con risultati preliminari considerati incoraggianti dagli studiosi coinvolti. “L’obiettivo finale è quello di offrire ai pazienti una terapia non invasiva in grado di contrastare eventi potenziali che possono insorgere spontaneamente anche quando il chirurgo opera con la massima qualità”, afferma Busoni. “Gli studi che stiamo coordinando con il Professor D’Andrea hanno anche un impatto sociale significativo. Dobbiamo infatti pensare al fatto – aggiunge – che la protesi mammaria o la liposuzione non sono sempre legate a scelte di natura estetica del paziente. Talvolta sono l’unica opzione percorribile di fronte a traumi e patologie che impattano fortemente sulla loro vita. Questi studi serviranno quindi ad offrire maggiori garanzie a tutti i pazienti, sia a coloro che scelgono la chirurgia quale metodo per valorizzare la propria estetica, sia a coloro che non hanno alternative”.
“Biodermogenesi è una metodica a 360°, con importanti indicazioni sia estetiche che funzionali: si va dal trattamento del semplice inestetismo, come le rughe e le smagliature, fino alla cura di patologie come cicatrici e ustioni. Si tratta quindi di una metodologia estremamente versatile. Esistono già numerosi studi consolidati a supporto della sua efficacia. Con il nostro protocollo, contribuiremo ad arricchire ulteriormente questa ampia bibliografia. A oggi la tecnologia trova applicazione in diversi campi, ma ulteriori utilizzi sono in fase di studio e in continua evoluzione, con prospettive di sviluppo per il futuro”, conclude D’Andrea.
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