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Tassi Bce e le due convinzioni dei mercati. I 4 scenari di ING per aprile

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Tra una settimana esatta, giovedì 30 aprile 2026, è prevista la nuova riunione della Banca centrale europea (Bce). Nel terzo appuntamento dell’anno, l’istituto guidato da Christine Lagarde dovrebbe mantenere ancora una volta i tassi invariati. Diversi membri del Consiglio direttivo lo hanno già lasciato intendere, evidenziando la mancanza di nuovi dati rilevanti e l’assenza di un’urgenza ad agire.

Secondo alcuni operatori il mese di aprile potrebbe rappresentare un “reality check” per le aspettative sui tassi d’interesse, con i mercati che attualmente prevedono una stretta di circa 50 punti base entro la fine dell’anno.

Vediamo i quattro scenari delineati da ING per il meeting di fine mese, da quello più dovish (accomodante) a quello più hawkish (restrittivo, quest’ultimo includendo un rialzo a sorpresa), e le relative implicazioni per i tassi e l’euro.

Le due convinzioni dei mercati

Il meeting Bce di fine aprile arriva in un contesto dominato ancora dalle tensioni geopolitiche, con ogni notizia o sviluppo dal Medio Oriente che resta in primo piano. In ogni caso i mercati si presentano all’appuntamento con il Bce day due convinzioni: manterrà i tassi invariati ad aprile e li alzerà a giugno. “Non ci aspettiamo che nessuna di queste due convinzioni venga messa in discussione durante la riunione della prossima settimana”, sottolineano gli esperti di ING nel report diffuso oggi dal titolo “April ECB cheat sheet: Ready, aim, hold“, in cui delineano quattro scenari per il meeting del 30 aprile.

Nello scenario di base di ING, le attese sono che la BCE mantenga un tono cauto, sottolineando al tempo stesso come i rischi legati sia all’inflazione sia alla crescita rimangono concreti. E in questo scenario, la presidente Christine Lagarde potrebbe preferire non sbilanciarsi troppo durante la conferenza stampa, ma piuttosto “fornire indizi impliciti sufficienti a confermare che un rialzo dei tassi estivo sia un’aspettativa ragionevole”.

Con solo il 10% di probabilità, i mercati non si aspettano che la BCE alzi i tassi in questa riunione, ma la posta in gioco è più alta per giugno. Nelle ultime settimane, i mercati hanno prezzato tra i 20 e i 40 punti base di rialzi entro giugno. “La grande sorpresa sarebbe una BCE che vada oltre le aspettative del mercato, alzando i tassi già in questa riunione – suggeriscono da ING -. Se la mossa venisse presentata con toni dovish, i mercati probabilmente interpreterebbero i rialzi come un anticipo di una futura stretta e non come un cambiamento radicale”.In uno scenario opposto, segnalano dalla banca olandese, in cui la BCE diventi troppo accomodante liquidando i rischi di inflazione come transitori (pur senza usare esplicitamente il termine “transitorio”), potremmo assistere a un significativo irripidimento della curva. In questo caso, i tassi a 2 anni potrebbero scendere leggermente a causa delle minori aspettative di rialzo, ma l’aumento delle aspettative di inflazione a lungo termine spingerebbe verso l’alto i tassi a partire dai 5 anni. “Anche in questo caso, non è il nostro scenario di base, ma resta un rischio da considerare”, aggiungono da ING.

Oggi è stato anche il giorno della pubblicazione dei dati flash di aprile degli indici PMI per la zona euro. Dati che hanno mostrato un inatteso deterioramento dell’attività economica all’inizio del secondo trimestre. Questa debolezza intensificherà probabilmente il dibattito tra i membri del board della Banca Centrale Europea la prossima settimana su come reagire di fronte all’aumento dell’inflazione e alla minore domanda causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Nel dettaglio, l’indice Pmi composito è sceso a 48,6 ad aprile da 50,7 a marzo, risultando inferiore alla previsione pari a 50,1 degli economisti intervistati da Bloomberg.

“In questo scenario, la BCE si trova ancora una volta di fronte a un compito alquanto difficile: decidere se aumentare i tassi d’interesse per contrastare il timore di un’inflazione galoppante, oppure considerare questo picco dei prezzi come temporaneo e concentrarsi invece sull’evitare che l’economia cada in una recessione più profonda – sottolinea Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence -. Sebbene il rinvio di qualsiasi decisione potrebbe peggiorare entrambi gli scenari, appare comprensibile che gli enti di regolamentazione dei tassi preferiscano attendere ulteriori chiarimenti, sia riguardo all’evoluzione del conflitto sia alla reale condizione economica dell’eurozona”.


Fonte:

www.finanzaonline.com

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