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Tumore ovaio, in Italia 15 nuove diagnosi al giorno ma cure in evoluzione

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In Italia, ogni giorno, 15 donne
ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio. Un carcinoma che
resta tra i più aggressivi in ambito ginecologico, con una
sopravvivenza a cinque anni del 43%, ma per il quale crescono le
opportunità di cura grazie ai progressi della ricerca e
all’introduzione di trattamenti innovativi. Con l’obiettivo di
rompere il silenzio sulla malattia, rafforzare la consapevolezza
e portare il tumore ovarico al centro del dibattito pubblico e
istituzionale, nasce la campagna “Insieme di Insiemi”.

   
L’iniziativa è promossa dai gruppi Mito (Multicenter Italian
Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies) e Mango
(Mario Negri Gynecologic Oncology) con le associazioni pazienti
Acto Italia, Loto, aBRCAcadabra, ALTo, Mai più sole e i clinici
e il supporto non condizionante di Abbvie e Pharma, per
promuovere una corretta informazione e richiamare l’attenzione
su percorsi di cura più equi e tempestivi. “Il tumore delle
ovaie è associato ancora oggi a un’elevata mortalità, causata
sia da sintomi aspecifici attribuibili a numerose patologie,
come gonfiore o dolore pelvico, sia dall’assenza di screening
dedicati che consentano una diagnosi precoce – spiega Sandro
Pignata, Direttore della divisione di oncologia medica del
dipartimento di Uro-ginecologia presso l’Istituto Nazionale
Tumori di Napoli e fondatore del Gruppo Mito -. Solo le donne
con alterazioni Brca1 e Brca2 possono avvalersi di strategie
preventive grazie al test genetico. Per questa ragione è
importante comunicare a tutta la popolazione quanto la
prevenzione primaria, che si basa sull’adozione di corretti
stili di vita, possa cambiare le carte in tavola. Altre
condizioni di rischio sono legate all’attività ovarica -
continua- infertilità, assenza di gravidanze o una prima
gravidanza oltre i 35 anni di età possono aumentare le
probabilità di sviluppare questo tumore. È poi importante
indagare la storia familiare: più parenti che hanno ricevuto una
diagnosi di carcinoma ovarico o di cancro del colon,
dell’endometrio o del seno possono costituire un segnale
d’allarme. Se i sintomi risultano persistenti, quindi perdurano
per più di 2 o 3 settimane, è importante svolgere una visita
ginecologica: attraverso palpazione ed ecografia e successivi
ulteriori approfondimenti è possibile effettuare la diagnosi”.

   
Pur restando una neoplasia ad alto rischio, “dal 2021 a oggi il
tumore ovarico registra un calo della mortalità – dichiara Giusy
Scandurra, Direttore Uoc Oncologia Medica Ospedale Cannizzaro di
Catania -. La motivazione va individuata nei trattamenti sempre
più innovativi e nell’introduzione di terapie di mantenimento in
prima linea, con diversi farmaci a bersaglio. In ogni modo, sia
negli stadi iniziali della malattia che in quelli più avanzati,
la chirurgia risulta curativa nel 70% dei casi, soprattutto se
affiancata a un trattamento chemioterapico adiuvante per ridurre
il rischio di recidive, che si presentano nel 25/30% delle
donne”. Il progetto prevede una piattaforma web informativa,
materiali divulgativi, campagne social, una survey e due
webinar. Momento centrale sarà l’8 maggio, Giornata mondiale del
tumore ovarico, con una conferenza istituzionale al Senato per
la sottoscrizione di un documento di impegno politico. A
seguire, in Piazza del Popolo a Roma, nell’ambito della
manifestazione Tennis&Friends Salute e Sport durante gli
Internazionali Bnl d’Italia, si terranno un flash mob simbolico
e l’installazione artistica “Labia, madri d’amore”, dedicata al
tema della maternità oltre la biologia.

   

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Fonte:

www.ansa.it

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