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Trump dice che gli Stati Uniti aiuteranno le navi bloccate a lasciare lo Stretto di Hormuz

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Gli Stati Uniti si preparano a intervenire nello Stretto di Hormuz, uno dei nodi più delicati del commercio globale, mentre restano aperti i negoziati con l’Iran. Il presidente Donald Trump ha annunciato il lancio di “Project Freedom”, un’iniziativa per aiutare centinaia di navi bloccate nel Golfo a riprendere la navigazione dopo settimane di tensioni e blocchi incrociati.

Secondo quanto riportato dal Guardian, Trump ha parlato di uno sforzo umanitario per mettere in sicurezza equipaggi e imbarcazioni, mentre i suoi emissari sarebbero impegnati in colloqui «molto positivi» con Teheran. L’operazione dovrebbe partire immediatamente, ma i dettagli restano limitati: non è chiaro, ad esempio, se le navi americane scorteranno direttamente i convogli.

Il piano arriva dopo settimane di stallo. Dalla fine di febbraio, con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, lo stretto – passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale – è stato di fatto paralizzato da blocchi contrapposti. Più di ottocentocinquanta navi e circa ventimila marittimi risultano ancora intrappolati nell’area.

Il New York Times sottolinea come l’iniziativa rappresenti anche una scommessa politica: Washington punta a riaprire il traffico senza provocare una reazione diretta di Teheran, evitando così una nuova escalation militare. Trump ha avvertito che eventuali interferenze saranno affrontate «con la forza», ma ha anche lasciato intendere che l’obiettivo è ristabilire una normalità simile a quella precedente al conflitto – qui va ricordato che la decisione di aprire questo conflitto è sua, seppur condizionata dagli alleati Benjamin Netanyahu e Mohammed bin Salman, quindi sta solo cercando di rimettere insieme i cocci di un vaso rotto da lui stesso.

Secondo il comando centrale americano, il ruolo degli Stati Uniti sarà soprattutto di coordinamento del traffico marittimo, pur con un significativo dispiegamento di mezzi: cacciatorpediniere, oltre cento velivoli e circa quindicimila militari. Una presenza che segnala il peso strategico dell’operazione, ma che allo stesso tempo espone a rischi: mine, droni e attacchi asimmetrici restano una minaccia concreta.

Sul fronte diplomatico, l’annuncio si intreccia con una nuova proposta iraniana per porre fine alla guerra. Trump ha definito i colloqui promettenti, ma nei giorni precedenti aveva espresso dubbi, sostenendo che Teheran non avesse ancora «pagato un prezzo sufficiente». Anche da parte iraniana arrivano segnali contrastanti: da un lato apertura al dialogo, dall’altro avvertimenti su possibili violazioni del cessate il fuoco in caso di intervento americano nello stretto.

Il risultato è un quadro ancora incerto, in cui iniziative militari e negoziati procedono in parallelo. Se “Project Freedom” dovesse riuscire, potrebbe contribuire a ridurre la pressione sui mercati energetici e sull’economia globale, già colpita dall’impennata dei prezzi del petrolio. Ma resta il rischio che anche un singolo incidente possa riaccendere il conflitto, trasformando un’operazione di sicurezza marittima in un nuovo fronte di crisi.


Fonte:

www.linkiesta.it

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