Record termico marino al largo di Maiorca: una boa dell’Aemet ha rilevato una temperatura superficiale dell’acqua pari a 33,02 °C. L’agenzia segnala che il Mediterraneo occidentale presenta valori superiori di oltre 4 °C rispetto alla media stagionale, mentre il Mar Cantabrico è circa 3 °C più caldo del previsto. Il dato si inserisce in un quadro di anomalie che mostrano come il mare stia accumulando calore, condizionando sia il clima locale sia la dinamica degli eventi meteorologici.
Negli ultimi anni i record nel bacino si sono moltiplicati: ad agosto 2024 vennero rilevati 30 °C al largo di Nizza e quasi 32 °C davanti alla costa di el-Arish, in Egitto. Anche l’Adriatico ha registrato temperature superiori ai 30 °C. Luca Lombroso, meteorologo e divulgatore scientifico citato in rilievo, avverte che queste anomalie hanno implicazioni per i mesi successivi, in particolare per l’autunno, quando il calore accumulato può influenzare l’intensità delle perturbazioni.
I dati globali offrono un quadro coerente: il servizio di monitoraggio europeo Copernicus ha indicato che la temperatura media superficiale degli oceani ha superato i 21 °C, circa 0,5 °C in più rispetto alla media 1992-2022. La Noaa ha pubblicato valori simili, con una media prossima a 21,12 °C, vicina al record stabilito a fine marzo 2024. Queste anomalie riducono il raffrescamento notturno nelle zone costiere, aumentano l’umidità e forniscono più energia all’atmosfera, condizioni che possono favorire lo sviluppo di fenomeni intensi.
Fra gli effetti diretti si segnalano un aumento della sensazione di afa sulle coste e un maggiore potenziale precipitativo delle perturbazioni, con il rischio che tempeste autunnali si trasformino in sistemi più organizzati, definiti talvolta Medicane nel contesto mediterraneo. Sul piano ambientale, il riscaldamento marino incide profondamente sugli ecosistemi marini: altera le correnti, mette sotto stress specie termodipendenti e favorisce eventi di sbiancamento delle barriere coralline e cambiamenti nelle popolazioni ittiche.
Il nuovo record alle Baleari si aggiunge a una serie di segnali osservabili a scala regionale e globale. I monitoraggi e la raccolta continua di dati rimangono strumenti essenziali per valutare l’evoluzione del fenomeno e per informare la gestione dei rischi meteorologici e la tutela degli habitat marini.

