In Italia trovati almeno 180 cavalli positivi al doping in 3 anni (e il 10% era ancora nella filiera alimentare): i dati shock di un’indagine. Il caso arriva in Parlamento e riapre il tema del divieto di macellazione degli equidi
Immagine di repertorio @Canva
Almeno 180 cavalli positivi al doping in Italia tra il 2022 e il 2025. È il dato shock emerso da un’analisi incrociata dei database del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale, condotta da Animal Equality. Ma a far discutere non è solo il numero: circa il 10% degli equidi coinvolti risultava ancora registrato come DPA – destinato alla produzione alimentare all’inizio del 2026.
La scoperta riapre il tema della sicurezza alimentare e della tracciabilità nella filiera della carne equina. I controlli antidoping, infatti, vengono effettuati a campione e riguardano spesso solo animali impegnati in competizioni, lasciando scoperta una parte significativa del settore. Secondo l’organizzazione, i dati raccolti potrebbero rappresentare solo una sottostima del fenomeno.
Sostanze vietate e ritardi nei controlli
Le sostanze rilevate nei test non sono marginali. Tra i casi segnalati compaiono antinfiammatori potenti come fenilbutazone e flunixin, stimolanti come la caffeina e perfino sostanze vietate o illegali tra cui cocaina e dermorfina, un oppiaceo particolarmente potente. Alcuni cavalli risultati positivi a questi composti non sono stati esclusi tempestivamente dal circuito alimentare.
L’analisi evidenzia anche ritardi nei provvedimenti. In alcuni casi, equidi positivi a sostanze non ammesse risultavano ancora classificati come idonei alla macellazione anni dopo i controlli. Un cavallo positivo al fenilbutazone nel 2025, ad esempio, sarebbe stato rimosso dalla filiera solo nel marzo 2026.
Il caso arriva in Parlamento
I dati hanno spinto l’onorevole Carmen Di Lauro a presentare un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero della Salute, chiedendo chiarimenti sulle criticità emerse. Il tema si intreccia con le proposte di legge già depositate in Commissione Agricoltura che chiedono il divieto della macellazione degli equidi in Italia.
Secondo quanto emerso, il sistema di controllo presenterebbe anche buchi informativi e incongruenze tra le banche dati, soprattutto per cavalli nati all’estero. Questo renderebbe più difficile la tracciabilità e aumenterebbe il rischio di errori nella classificazione degli animali destinati al consumo.
Tra sicurezza alimentare e benessere animale
Animal Equality sottolinea come la filiera della carne equina presenti criticità strutturali, tra controlli limitati, trasporti lunghi e casi di macellazione irregolare. L’organizzazione chiede un intervento normativo, sostenuto anche da oltre 250mila firme raccolte in una petizione (sottoscrivibile a questo link) per vietare la macellazione degli equidi.
La questione, ora, si sposta sul piano politico. I dati sui cavalli dopati destinati al macello rilanciano il dibattito sulla trasparenza dei controlli e sulla tutela dei consumatori, mentre il Parlamento è chiamato a valutare le proposte già presentate per modificare l’attuale normativa.
Fonte: Animal Equality Italia
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