Il centenario del tramezzino non è una semplice ricorrenza locale. Al Caffè Mulassano, dove nel 1926 nasce questa preparazione diventata emblema cittadino, la celebrazione assume la forma di un intervento autoriale. Matteo Baronetto firma infatti “Il Baronetto”, un tramezzino che si inserisce nella storia senza replicarla.
Baronetto non è un nome neutro nel panorama torinese. Nato a Giaveno nel 1977, si forma in contesti di alta cucina e consolida il proprio percorso accanto a Carlo Cracco, in un indimenticabile sodalizio che ha segnato la storia recente dell’enogastronomia italiana. Dal 2014 è chef del ristorante Del Cambio, uno dei luoghi simbolo della città dove amava pranzare Cavour, dove ha costruito una proposta capace di unire rigore tecnico e riflessione sul patrimonio gastronomico piemontese. La sua cucina lavora per sottrazione e per rimando, evitando citazioni dirette e preferendo trasformare la memoria in struttura.
Questa traiettoria spiega la coerenza dell’operazione al Mulassano. Baronetto interviene su un oggetto identitario cittadino con un linguaggio che gli appartiene. Il tramezzino dedicato a Gabriele D’Annunzio nasce da un sistema di riferimenti: le frittate, il polpettone, elementi documentati nelle abitudini del Vate, vengono tradotti in crespelle sottili, modellate come tagliatelle, con maionese al wasabi e fettine di polpettone. Non è un esercizio di stile, ma una costruzione coerente con il suo metodo, basato su “similitudini” più che su riproduzioni.
L’abbinamento con lo Champagne “Alberto” Millesimato 2019 di Alberto Massucco si colloca nella stessa logica. Massucco è un imprenditore piemontese che ha sviluppato un progetto produttivo in Champagne, lavorando su parcelle di Grand Cru come Avize e Oger. Il vino, uno Chardonnay in purezza, punta su precisione e stratificazione, caratteristiche che dialogano con una proposta gastronomica costruita per livelli.
L’operazione ha senso soprattutto per il contesto. Baronetto lavora da anni su Torino come materia viva, evitando sia la nostalgia sia la rottura programmatica. Intervenire sul tramezzino del Mulassano significa confrontarsi con un simbolo popolare senza banalizzarlo. In questo equilibrio tra riconoscibilità e trasformazione si gioca la riuscita del progetto.
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