Un’altra uscita scuote l’amministrazione di Donald Trump. La segretaria del Lavoro Lori Chavez-DeRemer ha rassegnato le dimissioni, travolta da una serie di scandali e indagini interne che nelle ultime settimane avevano messo sempre più in discussione la sua permanenza nell’incarico.
L’annuncio è arrivato ufficialmente dalla Casa Bianca, con una formula ormai ricorrente: Chavez-DeRemer lascerà l’amministrazione «per assumere una posizione nel settore privato», ha detto il portavoce Steven Cheung, lodandone il lavoro. Ma secondo quanto ricostruito dal New York Times la pressione su di lei era diventata ormai insostenibile. Le dimissioni arrivano infatti mentre «scandali e indagini si stavano rapidamente accumulando attorno alla sua figura».
Al centro della vicenda c’è un’inchiesta dell’ispettore generale del Dipartimento del Lavoro, avviata mesi fa dopo una segnalazione interna. L’indagine riguarda presunti comportamenti impropri della ministra e del suo entourage, tra cui l’uso di fondi pubblici per viaggi personali, soggiorni in hotel di lusso e spese non autorizzate. Secondo fonti citate dal quotidiano americano, gli investigatori avrebbero raccolto elementi che indicano un superamento dei limiti di spesa federali.
Tra le accuse più delicate ci sono anche quelle relative a una presunta relazione con un membro della sicurezza e a comportamenti ritenuti inappropriati sul posto di lavoro. Messaggi e testimonianze raccolti durante l’inchiesta, scrive il New York Times, «dipingono il quadro di un ufficio esecutivo in cui giovani collaboratrici ricevevano richieste e comunicazioni inappropriate».
La situazione si è ulteriormente aggravata con un’indagine parallela al Congresso. Il senatore repubblicano Charles E. Grassley ha chiesto documenti e chiarimenti ufficiali, mentre all’interno del Dipartimento sono state presentate diverse denunce per ambiente di lavoro ostile. Anche alcune figure vicine alla ministra sono state coinvolte: quattro persone hanno lasciato o sono state allontanate nell’ambito dell’inchiesta.
Nonostante le accuse, la difesa di Chavez-DeRemer ha respinto tutto. Il suo legale ha dichiarato che la ministra «non si è dimessa perché ha violato la legge; non esiste alcuna conclusione in tal senso». Ma il rischio che l’indagine producesse rivelazioni imbarazzanti a breve termine ha reso la sua posizione sempre più fragile.
Le dimissioni segnano l’ennesimo cambio ai vertici dell’amministrazione Trump. Con la sua uscita, sono quattro i funzionari di alto livello che hanno lasciato il governo nel secondo mandato, a conferma di una certa instabilità, seppur meno accentuata rispetto al primo.
Al suo posto, ad interim, andrà il vice segretario Keith Sonderling, che secondo diverse fonti interne aveva già assunto un ruolo operativo centrale negli ultimi mesi.
Sul piano politico, la vicenda riaccende il dibattito sui criteri di selezione dei membri dell’esecutivo. Alcuni senatori repubblicani hanno sottolineato la necessità di controlli più rigorosi: «Bisogna smettere di concedere il beneficio del dubbio», ha detto il senatore Thom Tillis.
L’uscita di Chavez-DeRemer arriva in un momento delicato anche per il mercato del lavoro americano, descritto dagli economisti come stagnante ma ancora resiliente. Un contesto che rende ancora più rilevante la guida del dipartimento, ora affidata a una gestione ad interim mentre la Casa Bianca dovrà individuare un successore in grado di ottenere la conferma del Congresso.
Fonte:
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