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La Fenice ha annullato l’incarico a Beatrice Venezi

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La Fondazione che gestisce il Teatro La Fenice di Venezia, uno dei più famosi al mondo, ha deciso di annullare tutte le collaborazioni future con Beatrice Venezi, che lo scorso settembre era stata nominata direttrice musicale del teatro tra molte polemiche. Dell’interruzione della collaborazione ha dato notizia in una nota il sovrintendente Nicola Colabianchi, specificando che la decisione è legata anche ad alcune dichiarazioni recenti di Venezi, che ha definito «gravi, offensive e lesive del valore artistico e professionale», e «incompatibili con i princìpi» della fondazione e della sua orchestra.

La decisione ha a che fare con un’intervista pubblicata giovedì scorso sul quotidiano argentino La Nación: le era stato chiesto conto delle molte polemiche degli scorsi mesi, in cui lavoratori della Fenice e molti esperti avevano sostenuto che non avesse le necessarie qualità artistiche, e che fosse stata nominata direttrice musicale per la sua vicinanza ai partiti di destra attualmente al governo. Venezi ha detto che lei non ha protettori e non proviene da una famiglia di musicisti, mentre i posti nell’orchestra del teatro veneziano «praticamente si tramandano di padre in figlio». Al momento Venezi è direttrice principale ospite del teatro Colón di Buenos Aires, la capitale argentina, e l’incarico da direttrice musicale presso La Fenice sarebbe dovuto cominciare a ottobre.

Colabianchi, che era stato a sua volta molto contestato per la nomina di Venezi, si era subito dissociato dalle sue parole. La fondazione della Fenice le aveva descritte come «gravi, false e offensive», e i sindacati avevano detto che commenti simili sono «incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua». Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha detto che prende atto della decisione di Colabianchi e che spera che questa «possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado».

Ma per tutti questi mesi Colabianchi aveva fermamente difeso Venezi dagli attacchi dell’orchestra e dai critici che sostenevano non fosse abbastanza qualificata per La Fenice. È difficile che le sole dichiarazioni fatte nell’intervista alla Nación abbiano cambiato la situazione, convincendo Colabianchi a scaricare Venezi all’improvviso. È più plausibile invece che sia cambiato il clima politico attorno a Venezi.

Come ha raccontato sul Corriere della Sera il giornalista Simone Canettieri, è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a decidere che non fosse più il caso di difendere Venezi, e annullare quindi il suo incarico. Dalla sconfitta al referendum sulla giustizia, infatti, Meloni ha deciso di non difendere più persone vicine al governo che sono al centro di polemiche varie, e anzi spingerle alle dimissioni. È successo con il sottosegretario Andrea Delmastro, con la ministra Daniela Santanchè e con la capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.

Venezi ha 36 anni ed è figlia dell’imprenditore immobiliare Gabriele Venezi, che nei primi anni Duemila fu candidato sindaco a Lucca per il partito neofascista Forza Nuova. Dal 2022 è consigliera per la musica al ministero della Cultura e lo scorso settembre la sua nomina fu approvata all’unanimità dalla fondazione che gestisce l’attività del teatro, che è presieduta dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di centrodestra.

Da subito però i lavoratori del teatro – sia i tecnici sia quelli artistici, come i membri del coro e dell’orchestra – avevano contestato la decisione, un po’ per l’evidente natura politica della sua nomina (come spesso succede in questi casi, non solo a destra) e un po’ per una più concreta questione di qualità professionale di Venezi, non all’altezza di un teatro storico e prestigioso come La Fenice. In questi mesi ci sono stati scioperi, è stato indetto lo stato di agitazione, e sono state messe in atto forme di protesta come il lancio di volantini prima di uno spettacolo. Per il concerto di Capodanno, un evento molto seguito e trasmesso sulla Rai, i lavoratori hanno deciso di protestare indossando una spilletta dorata.

A gennaio, quando aveva commentato per la prima volta le polemiche, Venezi aveva detto con un certo sarcasmo di non essersi accorta di niente e che era «talmente raccomandata da lavorare soltanto all’estero».

– Leggi anche: In che senso Beatrice Venezi non è adatta per un teatro come La Fenice


Fonte:

www.ilpost.it

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