Donald Trump ha annunciato che il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato esteso di tre settimane al termine di un incontro a Washington tra rappresentanti israeliani e libanesi, il secondo contatto diretto ad alto livello tra i due Paesi in decenni. Il cessate il fuoco, entrato in vigore il 16 aprile dopo settimane di combattimenti tra Israele e il movimento sciita Hezbollah sostenuto dall’Iran, sarebbe dovuto scadere nei prossimi giorni. Il presidente degli Stati Uniti ha escluso inoltre di voler usare la bomba nucleare in Iran, rispondendo a una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca. L’uso di un arma nucleare «non dovrebbe mai essere consentito l’uso da parte di nessuno», ha detto Trump, sostenendo che gli Stati Uniti hanno già colpito l’Iran in modo efficace con mezzi convenzionali e indicando che l’obiettivo resta impedire a Teheran di sviluppare capacità nucleari.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha attribuito al coinvolgimento diretto di Trump un ruolo decisivo per ottenere la proroga tra Israele e Libano, parlando di un’opportunità per proseguire verso «una pace permanente». L’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, ha detto che la pace non è un’ipotesi irrealistica, ma ha insistito sulla necessità di smantellare Hezbollah, il gruppo terroristico libanese, ritenuto il principale ostacolo da Gerusalemme. Non tutti condividono l’ottimismo. L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha definito la tregua «non al cento per cento», sostenendo che il governo libanese non controlla Hezbollah e che i lanci di razzi dal Libano continuano imperterriti.
Anche durante i negoziati si sono verificati scontri: Hezbollah ha rivendicato attacchi contro il nord di Israele, mentre raid israeliani nel sud del Libano hanno causato vittime, tra cui la giornalista Amal Khalil. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accusato Israele di crimini di guerra, accuse respinte dalle Forze di difesa israeliane. Dall’inizio dei combattimenti, secondo le autorità del Libano, sono state uccise oltre duemila persone nel Paese, mentre centinaia di migliaia di civili sono stati sfollati.
La questione del disarmo di Hezbollah resta centrale e irrisolta. Il presidente libanese Joseph Aoun ha escluso che possa avvenire con la forza, sostenendo la necessità di negoziati. Israele, al contrario, considera la neutralizzazione del gruppo una condizione essenziale per qualsiasi accordo duraturo e mantiene truppe in una fascia di territorio nel sud del Libano.
Trump ha collegato esplicitamente il dossier libanese ai negoziati con Teheran, sostenendo che una stabilizzazione sul fronte nord di Israele potrebbe facilitare un’intesa più ampia. Tuttavia ha evitato di indicare tempi per la fine della guerra con l’Iran, dicendo ai giornalisti «non mettetemi fretta» e attribuendo lo stallo a quella che ha definito una mancanza di leadership chiara a Teheran.
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