Ci mancava solo la posa da “fascista libertario”, protetto dalla furbesca, reiterata e deferente citazione del capo dello stato, prontamente rivoltata in motto para-dannunziano dal presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, che ieri ha virilmente scandito: «Andare avanti, avere audacia, sviluppare e realizzare in libertà i vostri progetti: questo, mi raccomando, è il presidente della Repubblica». E subito dopo: «Sergio Mattarella, il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico-culturale: libertà e audacia.
Ho visto scorrere un titolo nelle all-news: “Siate liberi e audaci”. Ed è così». E poi ancora: «E quindi la libertà e l’audacia, che sono alla radice dello ius, della civiltà del diritto: quella dottrina di cui Sergio Mattarella, il capo dello stato, è maestro». In queste parole c’è tutta l’audacia, la libertà e direi anche l’arte retorica non soltanto di Buttafuoco, ma di una parte d’Italia, eterna e indistruttibile, sempre in bilico tra Mussolini e Monicelli. Senza dimenticare il bel mondo politico e cultural-giornalistico che lo difende e lo applaude come intellettuale scomodo, libero e indipendente. Ennesima e non necessaria conferma della mia più profonda convinzione a proposito del nostro cosiddetto carattere nazionale. C’è poco da fare, in Italia gli anticonformisti sono sempre una maggioranza schiacciante.
Se ne potrebbe anche ridere e scherzare, e chiuderla qui, se questo spettacolo, obiettivamente non di prim’ordine, non andasse in scena nelle stesse ore in cui in Ucraina piovono bombe vere, sulle case e sugli asili, che uccidono uomini, donne e bambini in carne e ossa.
Se questo genere di discorsetti sulla libertà dell’arte e la pace e il dialogo non servissero da troppo tempo a dare man forte ai maggiori nemici della libertà, dell’arte e della pace, facendo passare le vittime per aggressori e i persecutori per perseguitati, per nascondere dietro una fitta coltre di sofisticate scemenze politiche e geopolitiche la semplice acquiescenza alla legge del più forte.
Gli attivisti russi che hanno manifestato a Venezia contro la scelta di riaccogliere il regime di Putin e i dissidenti che dalla Russia sono dovuti fuggire, e gli ucraini, i lituani, gli estoni, i polacchi che hanno protestato con loro, ecco chi rappresentava ieri a Venezia l’audacia e la libertà dell’arte e non solo dell’arte.
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