Siamo un Paese incredibile, un paese che ora si stringe intorno a Giorgia Meloni, presunta vittima innocente e indifesa di un attacco isterico di Donald Trump.
Che ipocrisia, che manipolazione, e che dabbenaggine da parte dell’opposizione.
Giorgia Meloni non ha avuto nessun coraggio a prendere le distanze da Donald Trump, e da Benjamin Netanyahu, dopo le ultime intemerate trumpiane e i continui bombardamenti in Libano di Bibi. Tantomeno si può far passare questa lieve, parziale e tardiva presa di distanza da Trump e Netanyahu come una dimostrazione di lungimiranza, di visione e di difesa dell’interesse nazionale.
Semmai è vero il contrario, Meloni è vittima di sé stessa, delle sue idee, e della presunzione di essere più furba degli altri pur non avendo l’esperienza sufficiente. Il risultato è che l’Italia di Meloni non è considerata affidabile dagli alleati, ed è il paria dei grandi Paesi dell’Unione europea, anche se non ancora al livello degli irraggiungibili governi Conte perché, almeno fino alla vittoria di Trump, Meloni ha collaborato in modo efficace con l’America vera di Joe Biden, che è diversa da quella antiamericana di Trump, nella difesa dell’Ucraina e dell’Europa.
Meloni che ora prova a scaricare i suoi colleghi politici, fino a ieri l’abbiamo vista genuflessa davanti a uno squilibrato come Trump e a uno scriteriato come Netanyahu, per non parlare dei balletti con Steve Bannon, delle scampagnate con i fascisti spagnoli, degli abbracci con i reazionari del Cpac, della sicurezza nazionale che stava per essere affidata a Elon Musk, e del sostegno fino all’ultimo momento a Viktor Orbán, nonostante fosse chiaro anche ai sassi che si trattava di un agente di Vladimir Putin (e di Trump) per scoperchiare l’Europa e indebolire la democrazia liberale.
Meloni e la sua maggioranza politica non sono vittime di personaggi che sono improvvisamente impazziti, semmai sono complici di politici che hanno pianificato ed eseguito un programma politico ben preciso, nazionalista, razzista e antidemocratico, che proprio per questo è stato condiviso in pieno dal nostro governo (o, al massimo, è sembrato politicamente furbo sposarlo).
La narrazione a reti e giornali unificati secondo cui Giorgia Meloni è stata un fenomeno in politica estera, rispettata e ascoltata come nessuno mai, accorta e capace di tenere tutto insieme, europeismo draghiano (scusali, Mario) e sovranismo nazionalista, Maga e von der Leyen, Orbán e finanzieri della City, Trump e Biden, picchiatelli e salotti buoni, è stata una gigantesca frottola nascosta così in bella vista da non aver allarmato nessuno (tranne che il piccolo quotidiano di opinione che state leggendo).
La grottesca, maldestra e surreale sterzata meloniana, arrivata con fatica e imbarazzo dopo la débâcle orbaniana in Ungheria, la sconfitta di Trump in Iran e lo stravagante attacco della Casa Bianca a Papa Leone, non è il risultato di una svolta strategica ponderata né di un ripensamento ideologico, ma è la conseguenza diretta della sconfitta al referendum sulla giustizia, come pressoché da soli abbiamo scritto un minuto dopo la chiusura delle urne (e come qualcuno, Francesco Cundari, aveva previsto prima ancora che si aprissero i seggi).
Il responsabile principale di quella sconfitta meloniana è stato Trump, e quello secondario Netanyahu, dei quali Meloni è stata l’unica solida e indissolubile alleata del mondo occidentale, e quindi complice, mentre entrambi devastavano la democrazia americana e israeliana, abbandonavano l’Europa e l’Ucraina e spianavano Gaza, causando danni materiali, umani, sociali, morali ed economici incalcolabili.
Altro, dunque, che fare i complimenti a Meloni ed esprimerle solidarietà per la telefonata cafona di Trump al Corriere. C’è piuttosto da chiedere conto alla premier perché ci ha messo in questa situazione imbarazzante, volenterosi complici di Trump, abbracciati ad Orbán, associati alla destra razzista israeliana, e isolati rispetto agli alleati democratici del mondo libero.
Naturalmente Meloni non si porrà il problema, e anzi proverà a sfruttare a suo vantaggio questa situazione incresciosa, confidando sul fatto che quasi tutta l’opposizione (tranne i renziani) si sta già operando per farla passare con tanto di applausi a scena aperta come una statista che si ribella al mostro, quando invece da quasi due anni è la politica più trumpiana e orbaniana del pianeta.
Fonte:
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