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Il garantismo selettivo del governo che vorrebbe pagare gli avvocati per far rimpatriare i migranti

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Cataldo Intrieri scrive oggi su Linkiesta della recente audizione in Commissione antimafia del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, titolare dell’ennesima indagine sulla strage di via D’Amelio. In commissione De Luca ha puntato il dito sull’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e sul suo collega Gioacchino Natoli. A Caltanissetta Pignatone e Natoli sono indagati per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di agevolare la mafia. «Un’accusa grave – nota Intrieri – con una sua particolarità: il reato è prescritto da tempo e il fatto che comunque si indaghi sembra sottendere l’individuazione di una responsabilità morale che si ritiene non debba cadere nell’oblio». La durezza dell’«impropria requisitoria», unita alla scelta della presidente della commissione, Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia), di non secretare l’audizione, portano Intrieri a una conclusione piuttosto forte riguardo alla recente battaglia referendaria sulla riforma Nordio. «A suo modo questo evento fa capire cosa sarebbe successo se le cose, il 23 marzo, fossero andate diversamente: la subordinazione del processo penale alla valutazione politica, l’anticipazione della decisione giudiziaria al momento del confronto tra i partiti e il suo esaurimento in esso».

A margine di questo ragionamento controfattuale, opinabile per definizione, aggiungo solo una piccola notazione, relativa a quella norma del decreto sicurezza che prevede incentivi agli avvocati nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nel Paese d’origine. La trovata rappresenta un perfetto esempio della deriva orbaniana di cui parlo da tempo, principale motivo per cui alla fine ho votato No al referendum, ma posso fare mia la brillante sintesi che ne ha fornito su X Giandomenico Caiazza, già presidente delle Camere penali: «Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore».

Ecco, considerato come proprio Caiazza fosse in primissima fila nella campagna per il Sì al referendum, forse non sarebbe male se lui e i tanti suoi colleghi che si sono mobilitati per la battaglia referendaria, e molto meno dinanzi ad attacchi come questo al diritto di difesa da parte dell’attuale maggioranza, aprissero un franco dibattito all’interno delle loro associazioni di rappresentanza, anche alla luce del ragionamento controfattuale di cui sopra.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.


Fonte:

www.linkiesta.it

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